Home Inchiostro - Recensioni di libri indipendenti e non. Borin Fiorella – I giorni dello sgomento

Borin Fiorella – I giorni dello sgomento

written by Adriano Fischer 12 maggio 2017
Borin Fiorella

I giorni dello sgomento

Il romanzo si presta al periodo, e per puro caso è stato finito di leggere proprio il 25 aprile, il giorno della liberazione. Scorrendo le pagine, l’autrice raggiunge il suo intento, quello di provocare disagio, impotenza ma anche rancore e rabbia come se il lettore, in una certa misura, non fosse solo un attento spettatore ma uno dei tanti inerti colpevoli.

Oppure anche no, potrebbe sentirsi solo responsabile, con il nuovo onere di ricordare i fatti, la storia, perché la memoria ha questa come forza, quella di onorare i morti, dare un significato a ogni esistenza, restituire dignità, scrivere il nome su un cenotafio.

Le storie che si susseguono nel romanzo sono tutte legate dallo stesso filo tragico, i protagonisti ognuno testimone di un periodo che non ammette requie nonostante i servizi prestati per una patria che non valeva la pena servire.

Nei giorni di licenza, dopo l’inverno gelido e cancrenoso della campagna di Russia, i protagonisti rientrano nell’ambitissima e sperata normalità della loro provincia.

L’accoglienza, loro riservata, tuttavia, non era come quella sperata.

Dopo una lunga assenza, fatta di privazioni, di sofferenze, con un tale freddo che se non si moriva, si gelavano gli arti sino a doverli amputare, dove la morte era una componente inevitabile, perché se non si cadeva per opera del freddo, si cadeva per mano di un nemico, come Stefano che nel prendere dallo zaino i sulfamidici per l’amico Nevio viene ucciso da un soldato russo. L’angosciosa solitudine vissuta durante la campagna di Russia si sposta invece nelle case proprie, in una dimensione di apparente pace, nei luoghi insospettabili della famiglia e della comunità.

Non solo non si è accettati, si è addirittura respinti e vilipesi come codardi perché colpevoli di aver perso la guerra contro i bolscevichi, i comunisti, i senza Dio.

Gli anni del nazi – fascismo sono stati terribili, l’umanità è rimasta sospesa ed ha altresì sofferto quella violenta psicosi il cui delirio, come principale espressione, ha portato ad annientare vite innocenti come quella di Nevio il quale dopo esser scappato alle forche naziste, viene infoibato, con altre vittime, nel più completo anonimato.

È un romanzo che lascia un sapore amaro in bocca, dove l’unico personaggio che ne esce vincente, o semplicemente fonte di speranza e di fiducia, è Luigino, il novenne figlio di Cesare che scrivendo nei temi di un padre assente, del suo amore figliare e del desiderio di volerlo riabbracciare, nonostante le continue minacce della maestra, dei brutti voti ricevuti, non si è mai fatto intimidire, non ha mai rinnegato il padre. Ecco, a suo modo, Luigino nel suo piccolo, è riuscito a comportarsi come un vero patriota, con la sua resistenza.

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