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Aguzzate l’ingegno

written by senzaudio 4 giugno 2013

aguzzate la vistaAvete presente “La settimana enigmistica”? Quella con le copertine tutte praticamente uguali? Quella che, a dir loro, vanta il maggior numero di tentativi di imitazione? In quella rivista di giochi enigmistici lì c’è un gioco che si chiama “Aguzzate la vista”. Si tratta, in soldoni, di trovare le differenze (20) tra una vignetta e un’altra che, solo apparentemente, sono uguali.
Non bisogna essere particolarmente bravi per riuscire a fare quanto richiesto anche perché ho sempre pensato che gli italiani siano da sempre bravissimi ad “aguzzare”.
In effetti, più che la vista, gli italiani sono maestri nell’aguzzare l’ingegno. E’ una caratteristica portante della nostra storia, un dono che ci è stato regalato, una sorta di talismano contro le sfighe della vita. Probabilmente è il motivo principale per cui, gli italiani, non hanno mai smesso di scavare una volta toccato il fondo. C’è sempre la sensazione che pur andando male le cose, una via d’uscita sia sempre a portata di mano. Deve essere qualcosa di profondamente legato all’elica del DNA. Ipotizzo che già ai tempi degli antichi romani, c’era chi riusciva a sfuggire alle persecuzioni, senza colpo ferire. C’erano di sicuro già i plebei maneggioni che, in barba ai burberi patrizi, riuscivano a sfangarla e a portare a casa la pagnotta.
E nel rinascimento? Pure lì, a Firenze, sul Ponte Vecchio, alle prime luci dell’alba, quando i raggi del sole baciavano le acque dell’Arno e si spandevano ovunque, pure lì, c’era il classico commerciante che in barba a tasse e balzelli riusciva a metter via due soldi per tirare avanti con decoro.
L’Italico ingegno, che tanto ci fa amare ed odiare dal resto del mondo. Già, perché ai popoli che rispettano le regole per obbligo morale, l’idea che qualcuno possa aggirarle, piegarle al proprio volere, interpretarle a seconda dei bisogni, ecco, ad un teutonico, questo aspetto qui dell’italiano proprio non piace.

E’ notizia di oggi, e confesso che un po’ mi ha colpito, che in Piazza Bellini a Napoli, l’ultima frontiera degli ambulanti è diventata la Playstation. Mi spiego. Non è che agli angoli della strada vi troviate dei venditori ambulanti pronti a cedervi la PS3 a prezzi stracciati. E non si tratta neppure di trovarsi di fronte una bancarella con dei giochi più o meno originali. Il salto generazionale qui è geniale. Un ragazzo, una persona normalissima come me e voi, ha deciso di vendere partite di videogames. Una sorta di sala giochi ambulante messa su alla buona, due sedie, un generatore, un paio di schermi e con un euro ti fai una partita seduto all’aperto in una delle piazze di Napoli.
Dell’italico ingegno non mi stupisco più di tanto, c’ho fatto il callo, ma confesso che questo colpo di genio un po’ mi ha lasciato di sasso. Per prima cosa avrei voluto essere talmente tanto furbo da pensarci io. Avrei potuto lanciare il business qui al nord ed esportarlo nel resto d’Italia. In seconda battuta, mi stupisce che nell’articolo che ho letto si faccia riferimento alla totale mancanza di permessi e alla natura totalmente abusiva del “servizio”. Mi stupisce che sia necessario farlo notare, è talmente naturale che sia così da non aver bisogno di sprecare righe per dirlo.
A scanso di equivoci, siccome ho sentito anche troppo spesso commenti che esplicitano in maniera poco simpatica l’equazione Napoli=Illegalità e siccome immagino che leggendo questo articolo (per chi avrà voglia di farlo) alcuni penseranno che il mio sia un modo velato per denunciare un malcostume tipicamente del sud, ecco, siccome le due suddette cose io le inserisco nell’insieme delle cazzate ho qualche precisazione da fare. Cercare nuovi modi di sopravvivere non è tipico di nessun luogo in particolare. E’ l’istinto di sopravvivenza che ci fa agire, sono i periodi di crisi che tirano fuori le soluzioni più ingegnose. Quindi, nel mio piccolo, mi auguro che questa nuova moda non sia passeggera, mi auguro che aiuti la gente a trovarsi per le strade uscendo dalle partite online giocate con ragazzi del Nord Dakota. Mi auguro che non si prenda a pretesto per un ennesimo sterile attacco all’ingegno dei Napoletani. Mi auguro che venga preso ad esempio per altre pratiche, magari poco ortodosse, ma sempre innovative.

Un’ultimissima precisazione. Ho imparato a dubitare degli articoli di giornale e della loro veridicità. Potrebbe anche essere che la notizia che ho letto sia una panzana. Ecco, se lo fosse, non avrebbe importanza. La notizia è stata un pretesto per dire che l’Italia sopravvive grazie all’ingegno e la fantasia dei suoi singoli cittadini, ingegno che spero non smetta mai di sgorgare.

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